Psicologia della sterilità: tra desiderio e frustrazione

Psicologia della sterilità: tra desiderio e frustrazione

Il bambino nasce dentro di noi molto prima del concepimento. Ci sono gravidanze che durano anni di speranza, eternità di disperazione”. Marina Ivanovna Cvetaeva

Nel passato, anche quello più recente, la sterilità della donna ha costituito il motivo di un radicato pregiudizio, un difetto e la ragione della colpa, o della diversità, da espiare con il ripudio o l’isolamento affettivo. Solo in tempi più recenti, nelle problematiche di infertilità si è valutata compiutamente la responsabilità dell’uomo. L’esperienza clinica e la ricerca confermano che la diagnosi di sterilità provoca sempre profondi sentimenti in ogni soggetto coinvolto nella speranza procreativa. L’evento imprevisto scatena intense reazioni e stati d’animo che cambiano rapidamente e si avvicendano come in una sequenza predefinita, che si muove dalla sorpresa per l’accadere dell’evento che sembra aver violato un ordine naturale e universale che appartiene di diritto a ogni persona ,al dolore solitario e non facilmente condivisibile con gli altri per la perdita di una “vita possibile”, fino all’accettazione della propria sterilità come una condizione di vita che va affrontata con la consapevolezza necessaria e non vissuta come condanna. Diventare genitori è un momento importante nel processo evolutivo dell’uomo e della donna, in quanto il bambino immaginario è presente fin dall’infanzia nel mondo rappresentazionale e psicologico; nell’uomo o nella donna sterili sembra quindi mancare una possibilità evolutiva, e tale mancanza può in qualche modo destabilizzare l’equilibrio psicologico. Quando una coppia inizia il progetto coniugale, spesso i partner presuppongono che le rispettive capacità procreative siano adeguate; di solito l “impiego” di queste capacità viene rimandato ad altri momenti, ad esempio ad una fase di maggiore stabilità economica. La possibilità che invece le capacità procreative non siano per qualche motivo adeguate spesso non viene minimamente contemplata, e proprio sulla scia di tale atteggiamento i fallimenti negli iniziali tentativi di concepimento generalmente vengono ricondotti a fattori transitori, come ad esempio a qualcosa che non è andato bene durante il rapporto, all’aver scelto un momento sbagliato rispetto al periodo ovulatorio, allo stress di un periodo lavorativo intenso. I ripetuti fallimenti rendono però la situazione sempre più ambigua e frustrante, in quanto i partner iniziano a rendersi conto che c’è qualcosa che non va, ma ancora non sanno che non potranno procreare neppure in futuro. La coppia cosi si cimenta nelle lunghe ed estenuanti indagini diagnostiche, fa esperienza della invasività dei trattamenti necessari, e ciò spesso può determinare un diffuso disagio sessuale e psicosociale. La coppia passa attraverso la programmazione dei rapporti sessuali, le procedure di raccolta del liquido seminale , le molteplici analisi e valutazioni successive. La durata dell’iter diagnostico, i ripetuti insuccessi terapeutici e la sensazione di essere espropriati della propria intimità sono spesso accompagnati da ansia e frustrazione. Lo stress emozionale che ne consegue può a sua volta avere un effetto sulle funzioni biologiche, particolarmente sull’equilibrio endocrino e sulle funzioni sessuali, tale da creare un circolo vizioso. Per questo diventa importante lo studio sistematico delle reazioni all’infertilità e l’esame dei fattori implicati, tra cui l’impatto delle procedure diagnostiche e terapeutiche, in modo da approntare dei programmi che minimizzino le conseguenze e forniscano un contenimento allo stress. Quando la diagnosi di sterilità arriva, procura forti emozioni ed ha quindi un impatto notevole sulla qualità della vita, sulla relazione di coppia e sulla loro funzionalità sessuale. L’identità di coppia subisce una forte crisi da cui deriva un’esperienza molto dolorosa, che può sia separare definitivamente i coniugi, sia unirli ancora di più. In questo stadio entrano in gioco fattori come la forza della coppia, la certezza che ha l’uno dell’altra, le ragioni per cui si sono scelti, il loro amore, questo intreccio complicato di bisogni legati al presente e al passato non sempre viene portato alla luce, alimentando così la sofferenza psicologica. La potenziale distruttività della coppia dipende quindi dal modo con cui marito e moglie vivono l’infertilità. Molte persone che si rivolgono a centri di procreazione assistita ritengono che tali tecniche permettano a tutti di avere un figlio, qualunque sia il problema che non permette il concepimento; questo li porta ad avere aspettative eccessivamente elevate che, se non ridimensionate, possono essere causa di crisi intense nel momento in cui si scontrano con una realtà che è diversa da quella attesa. La coppia sterile può sentirsi diversa, può temere di aver tradito le aspettative della propria famiglia di origine; spesso questi vissuti inducono la coppia ad isolarsi. Il ritiro dalla vita sociale è teso a volere evitare le occasioni che ricordano alla coppia la propria condizione di sterilità; ciò può causare stress e tensione tali da generare ulteriori disagi ed incomprensioni, innescando una spirale che spesso danneggia ulteriormente la relazione. Alla sofferenza di non riuscire a dare la vita, ad avere una continuità, si aggiungono tristezza, isolamento, solitudine e incomprensione anche all’interno della coppia. L’invidia e la gelosia nei confronti delle altre coppie sono il naturale corollario della sensazione di colpevolezza (è senz’altro colpa mia), dei continui confronti, del ritornello “ perchè loro sì e noi no?”. Sono sentimenti naturali e che rischiano di cronicizzarsi se non c’è la possibilità di esprimerli in un luogo atto a trovare vera e profonda comprensione, dove essere aiutati, possibilmente in coppia, ad “elaborare il lutto” dell’assenza del figlio, ma prima di tutto a trovare accoglienza per le proprie ferite. La sofferenza è vissuta in modo diverso dall’uomo e dalla donna perchè diversa è la loro storia e la struttura psicologica. L’uomo si sente ferito nella sua virilità in particolare se l’infertilità di coppia dipende da lui. Ne consegue la vergogna di “non essere veramente un uomo” e di “non saperci fare con la sua donna”. Di solito l’uomo, sia che l’infertilità dipenda da lui, sia che dipenda dalla sua compagna, si chiude in se stesso, non ne vuole parlare, si rifugia nel lavoro lasciando la donna ancor più sola di fronte alle sue angosce ed alle sue paure.
La donna ha più bisogno di parlare, di raccontare i suoi sentimenti, d’essere ascoltata, compresa, rassicurata. L’uomo tende a non affrontare i sentimenti, ma anche lui ha bisogno di sentirsi amato dalla sua partner. Non è facile per la compagna che prima di tutto desidera essere accolta, accogliere l’altro ed è anche per questo che il rapporto sessuale ne risente e l’uomo lo vive come un rifiuto totale di sé. La donna si “colpevolizza” ancora di più e tende a punirsi e a negarsi qualsiasi piacere fino a mettere in atto il ritiro dalla vita di relazione esterna alla coppia. Come se non avesse più diritto a nulla; “
non avendo la capacità di generare” ,dimentica che la vita è ricca di sfaccettature e che è necessario vivere il presente che è anche serenità coniugale, rapporti con gli altri. Il proprio destino e quello della coppia non può essere fondato soltanto” sul “potere” di generare un figlio. E’ importante scoprire la coniugalità, intesa come amore fisico ed emotivo, condivisione dei progetti comuni e individuali, è un diamante dalle incantevoli sfumature che dovrebbe brillare indipendentemente dalla nascita di un figlio. La ridefinizione del legame che consegue alla imprevista scoperta della sterilità, spesso si traduce in un aumento del divario comportamentale esistente tra i partner, scaraventati nella crisi che si è aperta. Oppure, il sentimento di delusione può generare maggiore attaccamento, fino ad assumere una fisionomia di tipo simbiotico, con alterazioni nella sfera sessuale. Se per alcune coppie è possibile trasformare l’infertilità fisica in fecondità psichica, attraverso un meccanismo di sublimazione, per altre il rifiuto della nuova condizione induce a ricercare soluzioni sempre più gravose (ricerche ed esami specialistici, consulto di medici, sperimentazione di innovative tecniche riproduttive…). In alcuni casi, la situazione emotiva di continua tensione e frustrazione può concludersi con la decisione di separazione. In altri casi, la coppia può intraprendere il percorso dell’adozione. Mentre per alcuni casi appare sufficiente un semplice intervento di supporto, per altri può rivelarsi necessario un trattamento psicologico più articolato che accompagni il processo di cambiamento e di elaborazione, come quello psicoterapeutico, individuale o di coppia. Perchè un futuro c’è ancora, occorre poterlo vedere.

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